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Evitare i danni fisici prodotti dal cellulare in ambiente di lavoro (rif. L. 81/2008 e successive modifiche ed integrazioni)

Carissimi naviganti,
stamattina vorrei portare l’attenzione su  un problema attualissimo che tocca praticamente tutti, visto che tutti usiamo un cellulare. Sto parlando dei disturbi fisici derivanti dall’esposizione dell’organismo a campi elettromagnetici artificiali, in particolare quelli dei telefonini e dei cordless. Non voglio qui entrare nel merito dell’eterna faida fra chi sostiene che le onde fanno male e chi invece esorta a non allarmare la popolazione con teorie non dimostrate e lascio le considerazioni comparative agli infuocati complottisti (quelli sani, non quelli che esagerano). Mi limiterò, in questa sede, a fornire un elenco di informazioni fondamentali soprattutto per quanto riguarda i datori di lavoro, anche alla luce del parere della Corte di Cassazione in merito all’uso di dispositivi cellulari (confronta con l’articolo Cancro al Cervello dopo anni di cellulare. Cassazione: “C’è un legame. Si all’invalidità” de “Il Fatto Quotidiano”).

Prima di proseguire, suggerisco la lettura preliminare delle seguenti pubblicazioni:

Gandhi Gursatej, Anita – “Genetic damage in mobile phone users: some preliminary findings”, Medknow Publications – Indian Society of Human Genetics

M. Moretti – S. Maestri – M. Villarini – “Danno al DNA in cellule esposte a radiofrequenza (900 Mhz) in assenza e in presenza del dispositivo di protezione (convertitore d’onda Skudo®)”, Ed. SITI – 43° Congresso Nazionale Sanità Pubblica (2008)

Nicola Limardo –  “Campi Elettromagnetici” Ed. Priuli & Verlucca (2005)

Corte di Cassazione sez. Lavoro sentenza 3 del 12 ottobre 2012 n. 17438

La valutazione dei rischi in ambiente di lavoro è normata dalla Legge 81/2008 e la stessa fa rientrare la voce “radiazioni non ionizzanti” (ossia i campi elettromagnetici di cellulari, cordless, computer e di tutti i dispositivi elettronici in genere) come possibile rischio per i lavoratori. L’azienda (ammesso che decida di comportarsi bene e seguire la Legge) dovrebbe quindi misurare costantemente i campi elettromagnetici per assicurarsi che i valori rientrino nelle soglie stabilite e potersi tutelare, visto che i dati raccolti possono cambiare di molto a causa dell’applicazione all’esterno, per esempio, di un nuovo ripetitore.

La responsabilità dell’eventuale danno derivante dall’utilizzo di apparecchiature elettriche ed elettroniche è sempre e comunque in seno all’azienda per quanto riguarda i campi elettromagnetici. I produttori di dispositivi mobili, infatti, scaricano la responsabilità dichiarando che il cellulare va utilizzato a una certa distanza dal corpo (Confronta con le istruzioni di un qualsiasi telefono sul mercato) e non rischiano di essere coinvolti per risarcimenti. La stessa cosa vale per i produttori di qualsiasi apparecchiatura che possiamo trovare in un ufficio, visto che ogni prodotto viene venduto già compatibile, dal punto di vista elettromagnetico, con le norme vigenti. Questa compatibilità, però, vale se prendiamo in considerazione il singolo prodotto, perchè il campo globale che investe il lavoratore potrebbe alterarsi anche di molto quando più prodotti ad emissione inquinante vengono affiancati (Es: due computer vicini necessitano di una verifica da parte del datore di lavoro, anche se la singola macchina è dichiarata okay dal produttore!)

Quindi, data la sentenza in Cassazione e le norme vigenti in materia, si potrebbe pensare che ogni lavoratore che dovesse accusare un malessere potrà legittimamente chiedere i danni causati da campi elettromagnetici. E’ esattamente così, visto che in caso di problemi il giudice potrà chiedere al datore di lavoro e al Responsabile della Sicurezza sul Lavoro se hanno previsto controlli sui campi elettromagnetici e verificherà la cosa sul famigerato Faldone Blu (il manuale della valutazione dei rischi). Anche se questa operazione sarà obbligatoria solo dal 2013, nel faldone devono essere indicate le soluzioni intraprese per “ridurre i rischi”.

“Ridurre i rischi” e “Ridurre il campo elettromagnetico” sono due cose diverse. Si può ridurre il  campo di un cellulare con un foglio di alluminio, ma probabilmente in questo caso aumenterà il danno al DNA.

Lo so, nessun datore di lavoro o RSPP che sta leggendo questo articolo aveva idea di dover intraprendere certe azioni per, scusate il francesismo, pararsi il culo. Personalmente conosco Aziende che hanno provveduto a tutelare i propri dipendenti applicando un dispositivo riconosciuto scientificamente a livello internazionale, del quale hanno parlato sia in una pubblicazione scientifica, sia in una Tesi di Laurea in Medicina.

Questo prodotto, per quanto io ne sappia, è attualmente l’unico prodotto che può essere liberamente pubblicizzato con la dicitura “riduce il danno al DNA che può verificarsi durante l’utilizzo del telefono cellulare”. E ciò grazie ai lavori biologici effettuati sia in Italia (Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università di Perugia), sia negli Stati Uniti d’America (Società Boureau Veritas di Buffalo) dove la ricerca è stata finanziata per il 50% dallo Stato Americano dell’Oregon, e ciò fa riflettere dato che l’Azienda produttrice del prodotto che ridurrebbe tale rischio con costi bassissimi è completamente italiana  e lo produce anche come accessorio per apparecchi elettromedicali con successo, proprio a protezione dell’operatore sanitario.

E’ quindi sufficiente, a mio avviso, come già hanno fatto anche Enti Pubblici (es. la Provincia di Novara per proteggere i loro dipendenti e le reti wi fi),  acquistare il prodotto, che si presenta come un piccolo processore  da applicare in modo semplicissimo (è adesivo) su ogni parte elettronica negli uffici, nelle scuole e in altri ambienti  pubblici e privati (es. sul mouse, sulla tastiera, sul computer, sul modem,  sulla stampante, sul telefonino, sui wi-fi, ecc.) e poi indicare nel registro della “valutazione dei rischi” da parte del RSPP che è stato utilizzato per “ridurre il rischio fisico” generato dai campi elettromagnetici di media-bassa entità (non va bene per saldatrici o grossi apparecchi che emettono forti campi elettromagnetici).

Nel caso qualcuno fosse interessato ad approfondire o avere informazioni precise su come reperire questo tipo di dispositivo, mi può contattare in privato tramite la pagina contatti.